AGCOM e la diplomazia del diritto d’autore

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Approvate le misure previste dalla delibera 668/2010. Nessuna inibizione dell'accesso a siti operativi all'estero. Timidi applausi per l'introduzione di una sorta di fair use anglosassone. Ma cosa succederà a piattaforme come YouTube?

Roma – Sette voti a favore, uno contrario, un solo astenuto. Così si è espresso il Consiglio dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che ha dunqueapprovato il tanto discusso "schema di regolamento in materia di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica".
"Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità – ha spiegato il presidente Corrado Calabrò – fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria".

Due le parti in cui è stato diviso il provvedimento contenuto nella delibera 668/2010. Una prima relativa alle varie misure da sviluppare per favorire l'offerta legale e la promozione effettiva dell'accesso ai contenuti da parte degli utenti. Una serie di obiettivi da perseguire attraverso un tavolo tecnico composto da rappresentanti di categoria e associazioni di consumatori e utenti.

 
"La delibera Agcom contiene alcune correzioni di rotta – ha spiegato il responsabile ICT del Partito Democratico (PD) Paolo Gentiloni – ma non ancora il necessario punto di equilibrio tra tutela delle opere dell'ingegno e diritti di libertà della Rete". Mentre la federazione degli editori (FIEG) ha parlato di una delibera "equilibrata e trasparente. I timori della vigilia e le polemiche spesso strumentali sembrano fugati".

In conclusione, Agcom mostra di voler intraprendere la più diplomatica delle strade, per aprire ufficialmente i 60 giorni di consultazione pubblica previsti dallo stesso testo della delibera. "È nostra intenzione stimolare un dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile – ha concluso Calabrò – del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro".

Mauro Vecchio

da puntoinformatico.it

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